Interviste

INSIDE – BRIGHT RACING SHOCKS: due chiacchere con la mente di tutto!

Oggi vi raccontiamo una recente intervista a Pablo Fiorilli, mente e artefice dei prodotti Bright Racing Shocks. Se ci seguite da tempo avete sicuramente letto il test della Bright F929 Next, vi riportiamo a questo link l’articolo. Ma prima di entrare nel vivo dell’intervista in cui abbiamo toccato le tematiche più “piccanti” che stanno alla base del progetto e del prodotto Bright, vi invitiamo a leggere dal sito ufficiale la storia del marchio e del suo background tecnico e tecnologico ormai forte di più di 30 anni di esperienza.

Sarà una intervista che abbraccerà temi importanti analizzando le fondamenta che stanno alla base del lavoro di Pablo e risultano poi sui prodotti di Bright in termini qualitativi e di feeling alla guida. Saranno trattati anche tematiche squisitamente tecniche al fine di rendere chiari e semplici concetti tecnici anche complessi ma che vengono riproposti all’interno dei prodotti Bright. Potrebbe essere un bel viaggio, quindi mettetevi comodi e buona lettura!

           [mtbworkshop] Ciao Pablo, e grazie per questa intervista a seguito del nostro test sulla F929 Next. E’ sempre un piacere approfondire tematiche tecniche, storie e dare uno sguardo al futuro con te per il settore sospensioni nel campo mtb. Partiamo dall’inizio! Perchè Bright?

[Fiorilli – Bright Racing Shocks] Questa domanda obbliga ad un riassunto.  Decidere oggi di creare un brand, anzi un prodotto (perché il brand è l’involucro che è stato necessario creare per poter realizzare il prodotto) di questo genere e con queste precise prerogative è la sintesi di un pensiero maturato e strutturato in una vita. Ho iniziato a 22 anni progettando e costruendo le forcelle “Fimoco”; arrivavo, oltre che dalla bici da corsa, da quello che ritengo uno degli sport più duri e belli del mondo, il motocross, che mi ha dato il metro di misura di come una sospensione deve funzionare. Chiunque usa una Bright RS, oggi, percepisce quei freni idraulici e quel “tipo” di progressione che non sono da mtb ma da Mx.

Conosco e vivo la meccanica applicata da quando ho memoria, sono praticamente cresciuto in un’azienda meccanica (quella di mio padre) e per questo vedo il mondo come analogico e soprattutto vedo la tecnologia ed il design come l’espressione di qualcosa di superiore, che viene dall’anima, alla pari del Blues e del Rock and Roll degli anni che ormai sono passati.

L’esperienza Fimoco fu grandiosa, il primo mondiale vinto nel ‘92 (Giovanna Bonazzi) ed eravamo uno dei pochissimi brand a poter vantare vittorie continue in ogni nazione in cui la DH mtb era uno sport diffuso. Tanta innovazione ma un po’ limitata forse dai tempi.

Dopo il 2001 ho preferito cambiare completamente, sembrava che iniziasse, no stava proprio iniziando, la “commercializzazione” di idee e tecnica e i grossi brand ormai producevano in oriente proponendo più marketing che tecnologia. Non mi piaceva più…

Ho cambiato completamente e ho passato parecchi anni in settori diversi, prima militare, poi ricerca scientifica e poi aerospaziale, sempre come tecnologo e progettista.  La mia specializzazione è praticamente basata sulla progettazione e sulle tecnologie di produzione, in particolare sulla qualifica e la progettazione di quelli che sono definiti “processi speciali”.

La bicicletta e soprattutto la MTB è sempre rimasta la mia grande passione: tecnica, estetica, atleticità. Negli anni mi sono spesso chiesto se fosse possibile mantenere un brand di componenti per bicicletta lontano dalle logiche di mercato che finiscono sempre per inquinare il risultato tecnico e tolgono risorse alla progettazione.

Professionalmente sono un integralista, se lavoro al progetto di qualcun altro seguo le logiche di team e di “chi paga” ma se faccio un prodotto mio non esistono mezze misure.  Avendo vissuto la tecnologia praticamente a tutti i livelli (da parti essenziali di un acceleratore atomico fino a parti e meccanismi che volano, in cielo o nello spazio) so che lo skill è ciò che fa la differenza, al di là dei metri quadrati ricoperti da un’azienda.

Per me ciò da cui tutto nasce sono le idee legate alla tecnologia. Tutto il resto ci viene costruito sopra. Il mondo di oggi parte dal presupposto contrario, nella maggior parte delle storie aziendali:  si costruisce un marketing ed un’immagine di prodotto, quindi una rete commerciale, e poi si cerca di realizzare un prodotto per riempire il core. Oppure si parte con un buon prodotto e poi ci si concentra nell’espansione dell’azienda.

Da cliente mi trovo spesso a cercare qualcosa che soddisfi la necessità di qualità, robustezza, prestazioni e trovo molto difficile riuscire a trovare prodotti il cui costo non sia rappresentato dal nome ma dall’impegno tecnico.

Alla fine i prodotti così sono pochissimi in ogni settore. Molto spesso arrivo a progettarmi e farmi cose che mi soddisfino, mobili, accessori, chitarre, componenti delle mie moto ecc..

Nel tempo ho conosciuto molte persone che avevano lo stesso problema, cioè essere anche disposte a spendere (il “giusto”) ma non trovare quella concretezza che sognavano in un prodotto.

Questo è quello che nel 2010 mi ha fatto riflettere più concretamente al progetto di quello che nel giro di sei mesi sarebbe stato il brand Bright Racing Shocks.

L’idea da cui è nato tutto è quella di creare prodotti che fossero altamente tecnologici, basati su una progettazione molto pesante e profonda e gestiti in modo artigianale, in un modo cioè in cui la preferenza dell’uomo e il suo apporto, fisico, perfezionista possono definire il prodotto, non limitandosi alla creazione ma continuando anche dopo nel supporto del cliente, perché questo prodotto possa continuare sempre a dare il massimo.

Penso a “giocattoli” di altissima qualità in cui non ci si limita alla bellezza e all’unicità manufatturiera, ma dove si va a ricercare la prestazione massima, il funzionamento eccellente. Qualcosa che ti faccia capire di aver speso i tuoi soldi per qualcosa di unico, con un’anima al suo interno. Siamo tutti bambini con dei giocattoli e quei giocattoli rappresentano il nostro modo di essere vivi in un modo “diverso” dal solito. Per questo tutto deve essere al massimo. Ho sempre pensato di essere un progettista che crea oggetti inutili, non ho mai inventato la cura di qualche malattia o una macchina del tempo, ma ho sempre progettato cose che funzionano.

 

Questo è ciò da cui è nata Bright Racing Shocks e questo è ciò che la caratterizza; l’unicità, la continua evoluzione svincolata dall’anno commerciale e mettere il cliente nella condizione di goderne.  Mi colpì molto una definizione all’interno di una biografia di Steve Jobs: “Jobs non creava prodotti per tutti, creava prodotti che piacessero a lui e a chi la pensava come lui” e questo secondo me è il banale segreto, fare cose che si sentono realmente e nelle quali si ha una competenza concreta.

 

[mtbworkshop] Cosa comporta avere una strategia aziendale basata sulla produzione unica e personalizzata e non “main stream”

 [Fiorilli – Bright Racing Shocks] La strategia di base è quella di creare un riferimento qualitativo e non quantitativo al quale si rivolga il cliente più raffinato che cerca ciò che può ottenere e non qualcosa che lo faccia apparire rispetto all’amico. In qualche modo il mondo di oggi si basa tutto su prodotti che ti fanno apparire. E’ il mondo che io non condivido e che rifiuto.  Il solo concetto di Main Stream rappresenta l’appiattimento delle idee e dei risultati per una unificazione globale che sta facendo morire le particolarità.  Bright Racing Shocks nasce con l’idea di essere unici, non a tuti i costi ma dove quell’essere unici da un valore concreto.  Le scelte tecniche che si trovano su una Bright RS sono spesso messe in atto a copertura di migliorabilità prestazionali e mai viene fatta una scelta il cui drive sia il costo di produzione.

[mtbworkshop] Parliamo di tecnica, foderi in carbonio. Che effetto e sensazioni sulla guida può aspettarsi un rider che prova e guida Bright?

[Fiorilli – Bright Racing Shocks] La scelta del composito in carbonio deriva da un’esigenza strutturale.  Purtroppo oggi si è abituati a relazionare il carbonio alla ricerca del basso peso e spesso ci si dimentica che questa tecnologia permette invece di costruire prima di tutto strutture con caratteristiche meccaniche ben determinate e di orientare i comportamenti meccanici come elasticità o rigidezza secondo schemi ben precisi.  Il fodero di una forcella rovesciata è la parte strutturale più importante dell’intera architettura.  Sul fodero sono concentrate le forze più determinanti e il modo in cui questo componente si comporta determina sia la precisione di guida che il comfort di chi guida.

Nella prima fase di sviluppo del design e poi ancora ultimamente ho provato varie volte a introdurre il fodero in Alluminio al posto della versione in composito così stratificata.  Potremmo arrivare ad un abbattimento del prezzo al pubblico molto sensibile (intorno al 30%)  utilizzando l’alluminio e magari anche adottando il sistema di guide tradizionale presente indistintamente in tutte le forcelle Mtb di oggi ma alla fine le performances calerebbero troppo e non saremmo più allineati alla filosofia di questo brand.

Unito alla nostra particolare (unica nella MTB) architettura di guida interna, il fodero in composito è parte complementare di un assieme che dona la rigidezza torsionale unica delle forcelle Bright rispetto a tutte le altre forcelle rovesciate MTB. Il lavoro di progettazione e analisi della forma e delle stratificazioni del fodero della F929 è costato circa la metà delle risorse impegnate per progettare e realizzare l’intero progetto F929. Perfino il processo di stampaggio è stato progettato appositamente e prevede stampi speciali che riescono a gestire una pressione di compattazione enormemente più alta di quella comunemente utilizzata nello stampaggio del composito.

 

[mtbworkshop] Bright Racing Shocs è un marchio che fra i tanti punti di forza ha massima personalizzazione in base alle richieste del cliente ed una forte assistenza post vendita anche nel setup. Puoi approfondire il processo?

[Fiorilli – Bright Racing Shocks] La personalizzazione e l’assistenza al cliente sono il filo conduttore del rapporto con questo. Se dovessimo dare una definizione dell’azienda potremmo definirla non come un “produttore di massa” ma come un incrocio tra uno studio di progettazione e sviluppo e un reparto corse.

La realizzazione del progetto si basa sullo studio continuo e le tecnologie ed spesso i processi stessi vengono progettati per riuscire a creare il componente (questo è molto raro nelle aziende di prodotti, che si piegano invece a “quanto disponibile”) e questo porta al prodotto finale che prevede una serie di personalizzazioni possibili. A questo punto si passa ad un’altra fase nella quale i componenti vengono integrati sulla base di un progetto customizzabile.

Esiste una versione che chiamiamo “standard” che ha colorazione completamente nera ed un’idraulica “pronto corsa” che offre una grandissima adattabilità.  Dove non vendiamo direttamente (all’estero e soprattutto in Asia e Stati Uniti) viene fornita questa versione che rappresenta Bright RS a tutti gli effetti, ma per chi cerca di andare oltre abbiamo un programma chiamato CUSTOM SHOP in cui il cliente diventa parte integrante nella finalizzazione della forcella scegliendo sia la configurazione estetica che il comportamento prestazionale.

Come produttori, proprio perché controlliamo direttamente la progettazione, possiamo gestire e modificare ogni aspetto del funzionamento adattando perfino la forma della curva di progressione al clienteMa anche aspetti come sensibilità, zona di lavoro (durezza in relazione alla zona del travel), sostegno, antidiving, ecc vengono cuciti sul cliente in modo da offrire un prodotto realmente suo.

Questi aspetti tecnici vengono applicati anche all’usato. Quando il cliente acquista direttamente una forcella usata questa viene ricostruita completamente secondo la personalizzazione richiesta ed esce dalla casa in condizioni meccaniche comparabili al nuovo.

Questo aspetto è molto esclusivo e importante nel comprendere il modo di lavorare del nostro brand perché non si parte da “ciò che è di moda” (come purtroppo accade quasi sempre) ma da “ciò che serve per avere quello che sta cercando”.

Questa mentalità viene dal mondo delle corse, soprattutto moto e auto, che nella Mtb non c’è. Tutto questo continua anche dopo la consegna ed il cliente viene seguito in tutto quello che riguarda sia il set up che le future modifiche o migliorie.  Molti nostri clienti continuano ad usare la stessa forcella sulle bici successive e noi ci occupiamo di modificare l’assetto per le nuove esigenze perché la stessa forcella ha una modificabilità molto alta, anzi direi che è unica anche in questo data la quantità di aspetti modificabili successivamente alla vendita.

[mtbworkshop] Parlando sempre di tecnica, quali sono le fasi più importanti per la realizzazione e/o progettazione di un prodotto Bright?

[Fiorilli – Bright Racing Shocks] Per me la fase più importante resta l’intuizione. Tutto è asservito a questo. La progettazione deve delineare ciò che è stato intuito e la realizzazione delle parti deve rispettare la progettazione.

Ma ciò che determina il prodotto è il “capire e recepire” cosa può migliorarlo; questa è l’intuizione. Le pietre angolari nello sviluppo di un “genere” di prodotto sono rappresentate dal cambio di direzione. Ogni 15-25 anni cambia il modo di far funzionare le sospensioni. La storia ci ha mostrato questo.  La fisica è sempre la stessa ma cambia il nostro modo di sfruttare certe leggi.  Questo si chiama intuizione.

Limitarsi a costruire meglio una forcella, per quanto sia lodevole e richieda un grosso sforzo nella maggior parte dei casi, non determina una vera evoluzione.  Se guardiamo la forcella ammortizzata nella mtb, dal 1999 non è cambiato nulla in generale nel modo in cui lavorano i prodotti main stream. Sono più lunghe, più grandi, ma il modo di lavorare è pressoché lo stesso.

I cambi arrivano con l’intuizione. L’intuizione si basa su idee nuove ed una profonda esperienza sul campo. La progettazione a quel punto deve mettere in chiaro l’intuizione, verificare se sia realizzabile, dare dimensioni e dislocazioni. Poi si passa alla prototipazione e lì arriva il secondo importante aspetto: la capacità di analizzare ed interpretare i risultati.

O si torna in loop o si abbandona o si prosegue….

Questo è progettare, il resto è seguire le scie…

Un mio vecchio grande amico/collega/capo che guidata una grossa azienda aerospaziale dove lavoravo mi diceva sempre: “ci sono i battistrada e i faster-followers” la differenza sta lì.

Quindi se mi chiedi quali siano le fasi più importanti, quelle determinanti, ti dico la fase di “intuizione” e quella di “interpretazione”, il resto è esperienza e preparazione (già cosa non banale) ma sono quelle due fasi a determinare il cambio di direzione.

 

[mtbworkshop] Abbiamo parlato molto durante il test della ACAD 6 , e presto arriverà qualcosa di nuovo. Essendo il cuore del sistema, che ne dici di approfondire il suo funzionamento?

 [Fiorilli – Bright Racing Shocks] Gli aspetti fondamentali della ACAD in generale, a parte la versione) sono:

– una grossa efficienza nei freni idraulici,

– l’effetto anti-dive che mantiene alto l’avantreno e garantisce il mantenimento delle geometrie generali della bici;

– facilissima sostituzione del sistema nella forcella, studiato appositamente per il cliente;

– una progettazione alla ricerca della massima semplicità possibile.

A tutti gli effetti si tratta di una cartuccia idraulica attiva, con grande controreazione e con valvole molto sensibili che si adattano alle alte velocità di compressione. E’ l’unica cartuccia idraulica che fa lavorare la forcella a pressioni molto basse (mediamente tra i 50 ed i 60 psi e questo riesce anche a ridurre molto gli attriti del pistone pneumatico all’interno dello stelo. Il bobbing in pedalata è estremamente ridotto grazie al particolare funzionamento di questa cartuccia ma al tempo stesso possiamo vantare una grossa trazione sulla ruota anteriore.

[mtbworkshop] Si parla spesso di masse non sospese e di minimizzarle. Perchè e cosa sono nel dettaglio?

[Fiorilli – Bright Racing Shocks] Le masse non sospese sono quelle masse che si muovono letteralmente insieme alla ruota. Nel caso della forcella si parla di ruota anteriore. Quando si percorre un terreno sconnesso (praticamente sempre, parlando di mtb e quindi di fuoristrada, ma poi il concetto si applica anche alla strada, pur se con entità diverse)  la ruota cerca di “copiare” muovendosi e seguendo, teoricamente, il profilo del terreno. Questo comportamento ricerca il contatto continuo che per ragioni diverse, legate all’efficienza e all’efficacia della sospensione e del telaio, puo’ esserci o meno. La massa delle parti collegate direttamente alla ruota si definiscono masse non sospese. Nella forcella tradizionale queste masse sono piedini, foderi, archetto, parte della cartuccia idraulica.

Nella forcella USD sono piedini, steli e una parte della cartuccia. Anche l’olio di lubrificazione fa parte delle masse non sospese ma lasciamolo da parte per semplificare la spiegazione. Nella forcella USD in generale le masse non sospese sono molto leggere.

Ora…  spostare una massa (di qualunque tipo) comporta l’impiego di una certa quantità di energia. Minore è la massa da spostare e minore è l’energia da gestire. L’obiettivo di un sistema di sospensione è permettere che la ruota possa copiare il profilo del terreno nel modo migliore possibile e per questo le velocità e soprattutto le accelerazioni della ruota e delle masse non sospese devono essere massime. Alleggerire le masse non sospese di una sospensione è fondamentale per non avere latenze fuori controllo nei movimenti.

Uno degli aspetti che caratterizzano una forcella Bright RS è il fatto di avere masse non sospese, già ridotte in ogni usd, ridottissime grazie ad uno studio continuo che riguarda l’ottimizzazione del design che punta all’eliminazione delle porzioni di materiale a bassa efficienza e il miglioramento delle zone deputate alla massima sollecitazione.

(Per questo e per i motivi illustrati sopra una sospensione per essere efficiente deve nascere, essere progettata, nel modo migliore. Nessun tuning o modifica posteriore, anche quando fatta dalla stessa azienda produttrice, può correggere sensibilmente le caratteristiche e le prestazioni di un sistema rispetto alla sua progettazione di base.)

 

[mtbworkshop] Perché la scelta di ridurre il SAG statico?

[Fiorilli – Bright Racing Shocks]  Quando si parla di NO SAG si intende l’utilizzo di un abbassamento statico molto ridotto e contemporaneamente l’introduzione di un altro tipo di abbassamento che, permettetemi di chiamare “abbassamento dinamico”. L’abbassamento dinamico, in questa definizione forse un po’ forzato, è rappresentato da quella porzione di corsa in cui la forcella oscilla continuamente ed è posta tra la fine dell’abbassamento statico e la metà corsa. Questa porzione, contrariamente a quanto troppo spesso si tende a pensare, è la vera responsabile dell’aderenza del pneumatico al suolo.

Se lo notate saprete benissimo che per garantire grip negli avvallamenti del terreno la forcella deve essere molto veloce nell’estendersi. Per garantire una buona trazione su strade sconnesse con grandi buche, una sospensione da fuoristrada, ad una velocità di tutto rispetto, deve garantire almeno 1 metro al secondo di velocità e soprattutto una buona accelerazione. Se ci riferiamo ai dati di telemetria nei test (o alla semplice acquisizione dei dati) vedremo bene che ad esempio nel DH è l’atleta stesso a lavorare molto stendendo le braccia e premendo letteralmente la ruota negli avvallamenti del terra. L’abbassamento statico come lo troviamo nelle forcelle più “commerciali” o “industriali” ha uno scopo diverso... serve a due cose: attirare l’attenzione di chi spesso giudica una forcella semplicemente spingendo il manubrio da fermo, e per dare conforto a chi ha meno velocità e preparazione atletica.

Produciamo ammortizzatori ad alte prestazioni e l’obbiettivo è quello di massimizzare e rendere quanto più costante possibile la trazione della ruota, ottenendo maneggevolezza e prontezza di risposta. La nostra F929 Next, ad esempio, ha masse non sospese estremamente leggere. Prima di tutto perché è una forcella a steli rovesciati, ma anche perché il nostro progetto prevede di togliere tutto il materiale non strutturalmente e dinamicamente necessario. Questo significa alleggerire il più possibile gli steli della forcella (spesso vedo forcelle USD con piedini enormi il che è molto strano, perché chiunque abbia esperienza nelle analisi termomeccaniche può fare simulazioni FEM osservando che la concentrazione dell’energia di deformazione non è sui piedi ma sotto la testa) per avere masse molto piccole.

Ridurre le masse non sospese significa accelerare notevolmente i movimenti della ruota e garantire così che il “curvamento dinamico” di cui parlavo poc’anzi possa garantire una perfetta e veloce estensione della forcella in presenza di avvallamenti anche continui (i peggiori). Infatti, riducendo (non eliminando del tutto) l’abbassamento statico, non del tutto attivo, e massimizzando la dinamica dell’abbassamento di galleggiamento (uso termini imprecisi ma che rendono facilmente l’idea) i nostri sistemi sono in grado di riprodurre terreni molto sconnessi molto meglio di una forcella con abbondante abbassamento statico. Poi… tutto questo deve essere abbinato ad un sistema idraulico molto sofisticato e “attivo” (damper) in autoregolazione alle alte velocità. Infatti la nostra cartuccia ACAD è precaricata, attiva e sensibile, autoregolando il flusso dell’olio in base ai carichi e alle velocità del flusso idraulico.

Al termine di questa intervista in cui abbiamo toccato la storia e i punti cardine della filosofia progettuale di Bright RS non possiamo che ringraziare Pablo Fiorilli per la massima disponibilità, cura e attenzione nelle spiegazioni tecniche e non. Il trasporto è massimo e si comprende quanta esperienza, passione, preparazione tecnica e dedizione ci sia dal foglio di carta all’ultima vite presente sui prodotti Bright RS. Noi di mtbworkshop vi invitiamo a rimanere connessi e pronti a scoprire le novità che Bright RS ha in cantiere per tutti i suoi clienti storici, presenti e futuri!

Saremo pronti a testarli e raccontarveli in ogni minimo dettaglio in maniera squisitamente tecnica e professionale come si addice ad un prodotto di tale fattura e fascia tecnica! Grazie ancora Pablo!

About the author

Edoardo

29 anni, Ingegnere meccanico. Grande appassionato di mountainbike fin dall’adolescenza nonchè di outdoor sports, mountaineering, trail building e meccanica applicata allo sport e competizioni. Adoro i single track veloci che alternato tratti flow e con salti naturali ed artificiali di media entità a tratti con radici, rock garden, gradoni in cui tecnica equilibrio e  conoscenza del mezzo vanno messi in primo piano.

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